L’euro digitale si farà. La nuova valuta elettronica mette d’accordo tutti i partiti italiani: sperimentazione al via nel 2027 - [Open Online]
L’euro digitale si farà. Non è più una questione di “se”, ma di “come” e “quando”. È questo il dato politico che emerge con più forza dalla sede del Parlamento europeo a Bruxelles, dove martedì 5 maggio si è svolta un’iniziativa sul tema organizzata dall’Abi, l’Associazione bancaria italiana. Alla tavola rotonda hanno partecipato gli eurodeputati di tutti gli schieramenti politici, ad eccezione della Lega. C’erano, nell’ordine: Pasquale Tridico (M5s), Irene Tinagli (Pd), Marco Falcone (Forza Italia), Elisabetta Gualmini (Azione), Giovanni Crosetto (Fratelli d’Italia) e Ignazio Marino (Avs). Una squadra che copre (quasi) tutto l’arco politico, da destra a sinistra. Eppure, tutti erano d’accordo su una cosa: l’euro digitale serve eccome.
La tabella di marcia della Bce per l’euro digitale
Nei piani della Bce, l’euro digitale sarebbe in buona sostanza una versione elettronica del contante: denaro pubblico, emesso dalla Banca centrale europea, da usare per pagamenti online e offline, tramite smartphone, carta o portafoglio digitale. Non sostituirebbe banconote e monete, né i conti correnti tradizionali, ma si affiancherebbe agli strumenti già esistenti. L’obiettivo dichiarato è duplice: offrire ai cittadini un mezzo di pagamento pubblico anche nell’economia digitale e ridurre la dipendenza dell’Europa dai grandi circuiti extra-Ue, in particolare Visa e Mastercard, che ad oggi dominano circa due terzi dei pagamenti con carta. Secondo la tabella di marcia dell’Eurotower, il progetto pilota potrebbe partire a metà del prossimo anno, con la prima emissione potenziale dell’euro digitale nel 2028 o, più probabilmente, nel 2029.
Tutti in attesa del Parlamento Ue
Perché queste tempistiche vengano rispettate, però, occorre che anche l’altro filone di lavoro, ossia quello legislativo, si sblocchi. Fino allo scorso anno, il dossier è rimasto sostanzialmente fermo al Parlamento europeo. A smuovere le acque ci ha pensato il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, che ha dato nuova linfa agli sforzi europei per recuperare la propria autonomia strategica e sganciarsi dall’alleato d’oltreoceano. Il Consiglio europeo ha adottato una propria posizione sul regolamento per l’euro digitale, mentre il Parlamento Ue deve ancora esprimersi in merito. All’evento di martedì Bruxelles ha partecipato anche Marco Pieroni, responsabile dell’unità euro digitale della Banca d’Italia, che ha rivelato un altro dettaglio del progetto: «L’Italia – ha spiegato durante la tavola rotonda – sarà uno dei Paesi in cui si troveranno tre dei data center per l’euro digitale, nel caso in cui il regolamento venisse approvato. È un’opportunità tecnologica e industriale».
Il dossier è nelle mani di Fernando Navarrete Rojas, relatore del provvedimento, presente anche lui all’evento organizzato dall’Abi a Bruxelles. Secondo l’eurodeputato spagnolo, tra i gruppi politici sta emergendo «una convergenza sugli elementi centrali» dell’euro digitale, in particolare sul ruolo dei pagamenti e dei fornitori di servizi. Ma il punto decisivo è un altro: «Abbiamo bisogno che le persone vogliano l’euro digitale, visto che il suo utilizzo non è obbligatorio. Deve essere un prodotto di qualità, facile da usare e affidabile». Parole che segnano una parziale correzione di rotta rispetto ai mesi scorsi. Lo stesso Navarrete, infatti, era finito al centro delle polemiche proprio per la sua impostazione molto prudente sull’euro digitale, giudicata da diversi gruppi politici come un tentativo di svuotare il progetto.
Favorevoli i partiti italiani
Quella fase, in cui il futuro dell’euro digitale sembrava ancora ostaggio dei veti politici, sembra essere stata superata una volta per tutte. Un primo segnale, d’altronde, è arrivato lo scorso febbraio, quando il Parlamento europeo ha approvato due emendamenti alla relazione annuale della Bce, che puntavano proprio ad accelerare l’iter legislativo della nuova valuta elettronica. All’evento di martedì a Bruxelles, questa svolta politica è stata confermata, con tutti gli eurodeputati italiani presenti che si sono detti favorevoli all’introduzione dell’euro digitale. L’unico partito italiano assente è la Lega, che non ha inviato un proprio eurodeputato alla tavola rotonda.
Per Pasquale Tridico, capodelegazione del Movimento 5 stelle in Europa, l’euro digitale è «un bene pubblico» e deve avere standard più alti rispetto a quelli offerti dalle multinazionali private. Una posizione vicina a quella espressa anche da Irene Tinagli (Pd), che ha sottolineato i vantaggi del progetto per «l’autonomia strategica europea» e ha chiesto «zero commissioni per le piccole transazioni» con l’euro digitale e incentivi sostenibili nel tempo. Elisabetta Gualmini, eletta con il Pd e passata ad Azione, si è detta a favore dell’euro digitale», ma ha chiesto di garantire «flessibilità e libertà per utenti e consumatori».
Anche dal centrodestra è arrivato un sostegno netto. Per Giovanni Crosetto, eurodeputato di Fratelli d’Italia, la domanda da porsi è semplice: «Vogliamo che il sistema dei nostri pagamenti sia dipendente da società private non europee o meno?». Secondo Crosetto, il rischio principale oggi non riguarda l’euro digitale, ma «la privatizzazione dei pagamenti digitali» e il monopolio dei grandi provider americani. Marco Falcone (Forza Italia) ha parlato invece dell’euro digitale come della «nuova moneta del futuro europeo», capace di garantire sovranità monetaria, competitività e risparmi per commercianti e cittadini. A condizione, ha precisato, che il pagamento possa funzionare «sia online che offline».
Commissioni, privacy, online: gli ultimi nodi da sciogliere
E d’altronde, è proprio su queste cose che si concentra il lavoro politico a Bruxelles, dove Parlamento europeo e Consiglio devono ancora trovare l’accordo definitivo sul regolamento che fisserà le regole della nuova valuta: limiti di detenzione, privacy, ruolo delle banche, commissioni per gli esercenti. Su quest’ultimo punto è intervenuto anche Salvatore Vescina, di Confcommercio, che spinge per la gratuità dell’euro digitale, almeno in una prima fase.
Il percorso, insomma, è ancora lungo e i dettagli possono ancora cambiare. Ma il messaggio uscito dal Parlamento europeo è chiaro: l’euro digitale si farà. Ora comincia la parte più difficile: decidere come farlo funzionare.
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